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Di Antonella Romualdi Direttore della sezione etrusca del Museo Archeologico di Firenze





Il Giardino della Crocetta

Il dialogo tra scultura e giardino Ć un dialogo ininterrotto dall'antichitł classica alla contemporaneitł. Un dialogo che diventa muta conversazione tra le statue e la natura, le une a confermare la presenza umana, l'altra a dimostrarsi pronta al confronto o a soggiacere alla volontł dell'artista e del giardiniere. In questo dialogo si collocano i "giardini archeologici" creati per la sistemazione artificiale di rovine o sculture a scopo museale e didattico; sono sostanzialmente diversi dai parchi archeologici che sfruttano il giacimento archeologico esistente in sito.
foto 1: Tomba di Casale Marittimo
La trasformazione del giardino del Museo Archeologico di Firenze da giardino-orto di palazzo a giardino archeologico rappresenta una singolare tappa nella problematica della sistemazione ambientale e del rapporto con la vegetazione. Il giardino si presenta oggi delimitato dall'attuale via Laura e da via della Colonna come uno stretto rettangolo, in una sorta di baluardo vivente contro la pressione edilizia del centro urbano. La storia del giardino Ć gił segnata quando Lorenzo il Magnifico acquista case in quella zona pensando a un monumentale progetto su disegno di Giuliano da Sangallo - mai portato a compimento - di una colossale villa circondata da giardini che da via Laura arrivavano sino alle mura di cinta della cittł. Le presenze dell'Ospedale degli Innocenti ,del monastero della Crocetta, del monastero degli Angiolini e la Santissima Annunziata, rendono la zona non molto adatta a simili insediamenti, ma idonea invece al ritiro semireligioso di membri della famiglia Medici come Maria Maddalena figlia di Ferdinando e Maria Cristina di Lorena. Queste strutture religiose determinano il proliferare continuo di passaggi sotterranei, corridoi, cavalcavia o collegamenti aerei verso i due monasteri e la basilica. La struttura viaria della zona, gił completamente definita nel Cinquecento, disegna infatti precisamente l'area del "giardino ameno", documentato dagli inizi del Seicento. Quando Cosimo II decide di ingrandire l'edificio esistente, il giardino viene adattato al nuovo uso che imponeva una clausura laica: i muri laterali vengono alzati e le case vicine sbassate per consentire il massimo isolamento a chi sostava nel giardino in fondo al quale viene realizzata una piccola cappella. Nella prima metł del Settecento il principe di Craon risistema lo spazio delimitato dai muri e Francesco Romoli, giardiniere di Boboli, crea dodici "parterri", coltivati con agrumi e vigne nella tradizione dei giardini medicei e vi realizza anche uno stanzone per agrumi. Questa struttura di aiuole rettangolari rimarrł come una costante sino a tutto l'Ottocento ed Ć ancora oggi individuabile.
foto 2: Tomba del Crocifisso del Tufo
Il Museo Egizio-Etrusco fu trasferito nel 1883 nel palazzo della Crocetta, fino a quel momento utilizzato come sede della Corte dei Conti, e segnś anche il primo allestimento del Museo Topografico dell'Etruria. I materiali della nuova sede museale vennero distribuiti non per serie ma seguendo l'ordinamento geografico del territorio di provenienza. Nel progetto iniziale, mai realizzato, il nuovo Museo Archeologico doveva comprendere, oltre alle raccolte etrusche, il medagliere, i bronzi greci e romani e riunire tutti i marmi antichi conservati nella Galleria degli Uffizi, nel palazzo Pitti, nel giardino di Boboli e nella Villa di Poggio Imperiale fino a costituire un grande museo della scultura. Nel 1885 il giardino fu messo a disposizione del Museo. Dal 1880 al 1900, il direttore, Luigi Adriano Milani, raccolse il maggior numero possibile di marmi conservati nei magazzini degli Uffizi, nel palazzo Buontalenti e in altri palazzi fiorentini come il palazzo Cepparello in via del Corso. Milani collegś il giardino alla sezione topografica del Museo Archeologico, situata al piano terreno, e decise di collocarvi non sculture, ma monumenti architettonici provenienti dagli scavi archeologici. LŇintuizione del Milani fu di aver inteso allestire un museo allŇaperto, riunendo i piŁ significativi tipi di tombe etrusche in un percorso che riprende le passeggiate archeologiche che erano state di moda nei giardini della fine del Settecento, in pieno sviluppo della cultura antiquaria. Gił egli aveva rimontato nei cortili del Museo i resti architettonici della Firenze di etł romana venuti alla luce durante le demolizioni (fine Ottocento) per rinnovare il centro. Tra lŇOttocento e il Novecento nasce "il giardino degli antiquari", sistemazioni volute da alcuni grandi antiquari o collezionisti che operavano in Firenze, come Stibbert, Acton e Stefano Bardini. I tre giardini Stibbert, La Pietra e il giardino Bardini - presentano soluzioni interessanti di ambientazione di pezzi antiquari e sculture di varie epoche. La percezione del giardino che si ha dalla strada non Ć quella corretta, in quanto la cancellata sostituisce il muro originale; il punto di vista privilegiato doveva essere dalla loggia del palazzo contenuta tra le due ali del fabbricato che chiudono il primo settore del giardino con la vasca circolare. â da lô che va indagato il giardino formale e prospettico che era stato disegnato in rapporto al palazzo dove tuttora si rintracciano significative presenze del giardino settecentesco (nei resti dei boschetti di agrumi) e ottocentesco. La collocazione delle tombe Ć avvenuta secondo le singole tombe. Alcune sono state ricostruite con materiali edili autentici: quella del Diavolino da Vetulonia, quella della tomba a cupola di Casale Marittimo dal volterrano, la cella della tomba di Monte Aguzzo da Veio, la tomba del Crocifisso del Tufo da Orvieto e la tomba dei Tlesnei da Chiusi. Le altre due, invece, sono state ricostruite ad imitazione degli originali scavati nella tufo e riproducono la tomba Inghirami di Volterra e quella dei Settecamini di Orvieto, oltre ad una piccola cella a pozzetto ricomposta con materiali originari provenienti da Vetulonia, e alcune riproduzioni di tombe a pozzetto della stessa localitł. Numerose statue, busti, are funerarie vengono collocate lungo i vialetti e all'interno delle grandi arcate che sostenevano la lunghissima Galleria attraverso la quale un tempo, non vista, la principessa Maria Maddalena de'Medici si recava dal palazzo della Crocetta ad una piccola cappella da cui poteva affacciarsi all'interno della chiesa della Santissima Annunziata. Al centro della quinta arcata, in mezzo agli aranci che allora popolavano il giardino, fu sistemata la statua di Arianna dormiente (fino al 1884 nel giardino di Villa Medici a Roma). Il giardino tra il 1929 e il 1940 subisce alcune profonde modificazioni: si restringe notevolmente il suo spazio, vengono tolte dalle arcate i marmi e le sculture, lasciando solamente le sculture nei vialetti del giardino. Nel 1932, viene realizzato, vicino alla tomba del Crocifisso del Tufo di Orvieto, un tempietto moderno ricostruito sulla base di unŇurna a tempietto rinvenuta a Cecina. Nell'occasione viene spostata la favissa della dea Northia di Bolsena mentre il muro di confine su via della Colonna viene sostituito dalla cancellata di ferro tuttora esistente. Negli anni Sessanta alcune sculture (il leone di Val Vidone e il capitello figurato di Vulci) vengono ricoverate nel salone del palazzo degli Innocenti. La storia recentissima (1984-1990) delle ristrutturazioni edilizie del Topografico ha portato allo smontaggio e al trasferimento di alcuni monumenti rimasti dal tempo del Milani, anche a seguito del furto della piccola statua ellenistica che adornava la fontana posta dinanzi alla loggia di Luni. La riapertura del giardino al pubblico Ć stato l'occasione per alcuni interventi di restauro, adeguamenti funzionali, ma soprattutto l'avvio di una piŁ efficace opera di manutenzione ordinaria e programmata nel tempo, la soluzione piŁ affidabile per evitare fenomeni degenerativi. La raccolta va oltre il valore delle singole tombe e degli elementi scultorei. Acquista una valenza ancor piŁ significativa perchÄ testimone di una concezione museale che ha caratterizzato un lungo periodo e quindi la collezione del giardino va conservata e valorizzata cosô come in un museo si conserverebbero parti significative degli antichi allestimenti. Le piŁ avanzate acquisizioni in fatto di restauro e di museologia non permetterebbero piŁ di concentrare in un solo luogo architetture originali provenienti da varie localitł; il giardino fiorentino, perś, Ć il risultato di una serie di interventi databili ad un'epoca in cui trasporti in altro luogo non solo erano giustificati ma addirittura considerati coraggiosi e di grande utilitł espositiva e didattica. La visita del giardino puś costituire un singolare itinerario tra architetture antiche e sistemazioni a verde e una preziosa occasione per scoperte talvolta imprevedibili.


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