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IL PORTIERE D'ALBERGO NELLA STORIA
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Si può risalire fino al primo canto dell'Odissea omerica per trovare quello che si può considerare il primo rimprovero di un padrone al proprio guardiaporte registrato in un'opera letteraria: è Telemaco, figlio di Ulisse, a lamentarsi che la Dea Pallade, non riconosciuta dal custode, sia stata trattenuta alla porta del palazzo.

Solo nei primi secoli d. C. alcuni edifici vengono adibiti alla funzione di albergo soprattutto dagli imperatori Augusto, Domiziano e Aureliano. Si trovano per lo più a ogni tappe delle strade romane con il nome di albergo o stazione dove commercianti, soldati e viaggiatori, muniti di speciali autorizzazione, trovano cavalli di ricambio, viveri, possibilità di pernottamento. Il servizio organizzato dall'amministrazione imperiale veniva progressivamente reso più efficiente.

L'organizzazione romana degli alberghi e delle poste prevedeva un praefectus praetorianus, rappresentante dell'autorità statale che, per i poteri che aveva sulla comunità alberghiera, potrebbe essere avvicinato al direttore secondo il lessico di oggi, e un praefectus machinarum, responsabile dei diversi apparecchi disponibili che potrebbe, con qualche approssimazione, essere accostato al moderno portiere.

Spettava a questi ultimi la sorveglianza, l'organizzazione del vettovagliamento, il cambio dei cavalli e la manutenzione degli edifici e delle suppellettili. Essi disponevano di stallieri, postiglioni e veterinari, oltre a mano d'opera generica.

Dopo la caduta dell'impero, l'organizzazione degli alberghi e delle poste fu travolta dalla disorganizzazione seguita alle invasioni barbariche e soltanto Carlo Magno nel proprio territorio tentò di ricostituire una organizzazione accettabile che però non gli sopravvisse. Per i restanti secoli del medioevo, epoca in cui gli spostamenti e i commerci furono ben meno estesi che in passato, non si avverti neppure la necessità di organizzare iniziative simili.

Il dovere dell'ospitalità, esaltato dal Cristianesimo, era praticato dalle grandi istituzioni religiose: presso ogni abbazia si trova un alloggio per gli ospiti e un monaco ha il compito di ricevere gli ospiti alla porta e di accompagnarli al refettorio e alle camere.

Nella stessa epoca i custodi dei castelli, spesso minacciati da attacchi di nemici, sono costretti a vigilare in una garitta situata al di sopra della porta. In questo spirito di diffidenza, risale al XV sec. la raccomandazione ai custodi di non aprire prima di aver riconosciuto il visitatore e di mettere una sbarra all'uscio durante la notte.

Forse la stessa parola "Concierge"- portinaio anche nel francese moderno- può essere fatta risalire al latino conversus, mentre per altri glottologi il termine deriverebbe dalla corruzione di Comte de Giorges, titolo concesso all'ufficiale regio proposto alla Conciergerie du Palais, la cui carica fu considerata fino al XIV sec. di grande responsabilità e prestigio. Più tardi il titolo, nella forma ancora sconosciuta, si estese ai portieri delle residenze nobiliari e finalmente a tutti i custodi.

Nel XII sec. il guardiano del Palazzo Pubblico e del Palazzo del Governatore Reggio di Parigi è un magistrato con giurisdizione anche sui dintorni dei palazzi che gli sono affidati e diviene quasi un funzionario di pubblica sicurezza e dell'anagrafe, informato com'è sia dei delitti sia delle nascite e delle morti che accadono nel palazzo.

Un ordinanza del 1359 gli attribuisce anche formalmente diritti di ispezione e di sorveglianza. Una successiva ordinanza del 1374 conferma privilegi e poteri attribuiti a questa funzione solo apparentemente umile ma sempre molto apprezzata per la sua effettiva delicatezza. L'imperatore Carlo V riservò l'incarico per un suo apprezzato consigliere personale.

Con il re Carlo IV di Francia, la professione dell'albergatore non fu più considerata libera a chiunque; il sovrano stabilì l'obbligo della licenza con clausole precise: era vietato agli albergatori, con minaccia di gravi pene, di ospitare mendicanti, nullatenenti, contrabbandieri e altri fuorilegge, gli albergatori dovevano valersi per questi scopi di uomini validi e capaci di sorvegliare.

Nel medioevo, il portiere, prerogativa delle case signorili, era considerato un lusso: le residenze borghesi ne erano prive. Quando poi si diffuse l'usanza di raggruppare nello stesso edificio diverse residenze borghesi - possiamo pensare a costruzioni a diversi piani divisi in singoli appartamenti, si introduce una nuova figura di portiere con il compito della manutenzione degli immobili nonché dell'intrattenimento dei visitatori. I portieri rappresentano il proprietario: i loro diritti e i loro doveri sono codificati dalle leggi e variano lungo i secoli. L'uso del campanello - uno strumento cosi caratteristico nella funzione del custode - tarda a diffondersi e ancora oggi numerosi battenti a mano si possono vedere sulle porte non soltanto della provincia ma anche nelle grandi città, non esclusa Parigi.

In epoca contemporanea la reputazione del portiere della casa borghese è, spesso a torto cattiva. Tale professione comporta una responsabilità di giorno e di notte che si avvicina alla schiavitù con abitazione in alloggi assai frequentemente privi d'aria, con la tendenza, comune ai subalterni rivestiti da un po' di autorità, ad usare atteggiamenti tirannici. Gli si rimproverano curiosità, pettegolezzi e maldicenze.

Questo ritratto poco attraente del portiere di case private è diventato il termine di confronto da evitare per i portieri d'albergo che devono essere dotati di discrezione, gentilezza, ottimismo, tempestività di comprensione e di intervento. Un errore, una scortesia possono allontanare un cliente e recare danno alla proprietà; il custode dovrebbe addirittura intuire le esigenze dei clienti ed eseguirle quasi prima di ricevere l'ordine.

Il viaggiatore francese Marcel Chabrot, al ritorno di un viaggio compiuto all'inizio del nostro secolo nell'Europa centrale, riferisce, per esempio, che nella città russa di Dvorniks ogni straniero deve essere registrato dai portieri di alberghi o di case private; il forestiero non ottiene il visto per l'uscita se il portiere non garantisce che egli abbia pagato ogni debito. Di giorno e di notte essi esercitano funzione di sorveglianza e può capitare, come a Vienna, che i portieri, dopo una certa ora, non aprono più o che siano necessarie adeguate mance.

Dunque, dopo origini oscure e con varie vicissitudini, dopo l'assimilazione dei portieri a magistrati, ufficiali di Pubblica Sicurezza o ecclesiastici, essi, negli alberghi moderni, svolgono mansioni di onerose responsabilità. Il progresso, lo sviluppo del turismo e degli affari, le nuove invenzioni e la tecnologia evoluta determinano doveri prima sconosciuti.

Ancora oggi però spesso il portiere è un vecchio dipendente dell'albergo, entrato molto giovane. Ma, se si pensa alle domande che gli vengono poste, ai problemi a cui può trovarsi di fronte, alle conoscenze di cui deve disporre in campi diversi, appare chiaro che occorre dare ai giovani che scelgono questa professione la possibilità di formarsi una preparazione specifica e una buona cultura.

Quando si riconoscerà l'importanza del ruolo del portiere nella moderna organizzazione alberghiera e la complessità di tale servizio, vi si accederà solo con specifiche attitudini e non si incontreranno più portieri che commettono errori o mancano di cortesia, magari senza rendersene conto.

Tutti sanno ormai che il portiere d'albergo non è più il gallonato apriporta di un tempo, ma un uomo di grande esperienza e uno dei principali capi-servizio dell'albergo. Se i giovani destinati a tale professione saranno debitamente preparati, l'immagine dell'organizzazione alberghiera non potrà che acquistarne prestigio.

(da "Il portiere d'Albergo tra innovazione e tradizione")


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