di Diego Manca




Dal romanzo
"Cuore d'Europa"



...Questi alberelli di pino vengono chiamati "Piante mutanti" e ce ne mostrano le prove: gli aghi di un pino normale crescono a coppie, cioè due alla volta, qui invece sono tre o quattro.
Altri crescono direttamente dal tronco e il tronco delle volte è morbidissimo e altre volte è duro come il faggio. Si vede insomma, e si sente, che c'è stata una mutazione genetica.
Doina, apparentemente poco interessata, si avvicina al soldato che ci fa da autista e tramite Galia chiede se possiamo riprendere il viaggio. Salutiamo dunque il biologo, montiamo di nuovo sul furgone e ripartiamo.
Man mano che andiamo avanti il paesaggio cambia. Vediamo delle immense aree spianate, come se delle gigantesche ruspe avessero livellato il terreno. Il soldato seduto dietro con noi ci racconta che 12 o 13 villaggi intorno alla centrale sono stati rasi al suolo e seppelliti, così come un intero bosco di pini. Tutto è sotto terra.



Il municipio abbandonato di Vetka


Ciò che racconta il soldato ci impressiona molto. Osserviamo fuori dal finestrino quello che a me sembra un immenso cimitero e piano piano inizio a rendermi conto del disastro ecologico che è successo qui. E ho paura. La sensazione di angoscia che avevo fin dall'inizio del viaggio è aumentata.
Siccome so che l'aria è infetta, anche se è stupido, faccio delle inspirazioni brevi e superficiali, come talvolta mi capita di fare quando pedalo in bicicletta in mezzo al traffico cittadino.
Tutto questo mi rende ancora più nervoso e irascibile e quando ad un certo punto l'autista tira fuori dal cruscotto delle mascherine monouso da mettere sul viso come protezione, quasi gliela strappo di mano. Gli dico subito "Sorry," in inglese, ma il giovane soldato sembra capire la mia tensione e risponde subito "Da, da!" e qualcos'altro che non comprendo...

Vedi anche: Chernobyl nel sangue FAN

FAN-Florence ART News
a cura di
Silvia Messeri & Sandro Pintus

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